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Prevenzione e  Terapia dello Scompenso Cardiaco
Associazione Silvia Procopio

Frequenza cardiaca e l'uso di beta-bloccanti nei pazienti ambulatoriali con malattia coronarica stabile


La frequenza cardiaca è un emergente fattore di rischio nella malattia coronarica. Tuttavia, ci sono pochi dati riguardo alla frequenza cardiaca e all'uso dei farmaci per abbassare la frequenza cardiaca, in particolare i beta-bloccanti nei pazienti con coronaropatia stabile nella pratica clinica di routine.

L'obiettivo di uno studio è stato quello di descrivere la frequenza cardiaca in tali pazienti, in generale e in relazione ai beta-bloccanti, e di descrivere i determinanti della frequenza cardiaca.

CLARIFY è un registro, internazionale, prospettico, osservazionale, longitudinale di pazienti ambulatoriali con malattia coronarica stabile, definita come precedente infarto miocardico o procedura di rivascolarizzazione, evidenza di stenosi coronarica maggiore del 50%, o dolore toracico associato a comprovata ischemia miocardica.

Un totale di 33.438 pazienti provenienti da 45 Paesi in Europa, Americhe, Africa, Medio Oriente e Asia/Pacifico sono stati arruolati nel periodo 2009-2010.
La maggior parte dei 33.177 pazienti inclusi in questa analisi erano di sesso maschile ( 77.5% ). L’età media era di 64.2 anni.

La frequenza cardiaca rilevata al polso era in media di 68.3 bpm, e dall’elettrocardiogramma ( ECG ) 67.2 bpm.

Nel complesso, il 44% presentava una frequenza cardiaca maggiore o uguale a 70 bpm.

I beta-bloccanti sono stati utilizzati nel 75.1% dei pazienti; un altro 14.4% presentava intolleranza o controindicazioni alla terapia con beta-bloccanti.

Tra i 24.910 pazienti in trattamento con beta-bloccanti, il 41.1% aveva una frequenza cardiaca maggiore o uguale a 70 bpm.

Valori di frequenza cardiaca superiori o uguali a 70 bpm sono risultati indipendentemente associati a una maggiore prevalenza di angina pectoris e a una più grave forma di angina, a una più frequente evidenza di ischemia miocardica, e a mancanza di farmaci in grado di abbassare la frequenza cardiaca.

In conclusione, nonostante un alto tasso di impiego di beta-bloccanti, i pazienti con malattia coronarica stabile hanno spesso frequenza cardiaca a riposo maggiore o uguale a 70 bpm, che è risultata associata a uno stato di salute generale meno favorevole, e a più alta incidenza di angina e di ischemia. ( Xagena2012 )

Steg PG et al, PLoS One 2012; 7: e36284


Cardio2012 Farma2012


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