Aggiornamenti in aritmologia
Prevenzione e  Terapia dello Scompenso Cardiaco
52 convegno cardiologia milano
Associazione Silvia Procopio

Effetto dell'Aspirina sugli eventi cardiovascolari e sanguinamento negli anziani sani


L'Aspirina ( Acido Acetilsalicilico ) è una terapia consolidata per la prevenzione secondaria di eventi cardiovascolari.
Tuttavia, il suo ruolo nella prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari non è ben definito, specialmente nelle persone anziane, che hanno un rischio maggiore.

Dal 2010 al 2014, sono stati arruolati uomini e donne residenti in comunità in Australia e negli Stati Uniti che avevano 70 anni o più ( o 65 anni di età o più tra i neri e gli ispanici negli Stati Uniti ) e non avevano malattie cardiovascolari, demenza o disabilità.
I partecipanti sono stati assegnati in modo casuale a ricevere 100 mg di Aspirina con rivestimento enterico o placebo.

L'endpoint primario era un composito di morte, demenza o disabilità fisica persistente; gli endpoint secondari comprendevano emorragia maggiore e malattia cardiovascolare ( definita come cardiopatia ischemica fatale, infarto miocardico non-fatale, ictus fatale o non-fatale o ospedalizzazione per insufficienza cardiaca ).

Delle 19.114 persone arruolate nello studio, 9.525 sono state assegnate a ricevere Aspirina e 9.589 a ricevere placebo.

Dopo una mediana di 4.7 anni di follow-up, il tasso di malattia cardiovascolare era di 10.7 eventi per 1.000 anni-persona nel gruppo Aspirina e 11.3 eventi per 1.000 anni-persona nel gruppo placebo ( hazard ratio, HR=0.95 ).

Il tasso di emorragia maggiore è stato di 8.6 eventi per 1.000 anni-persona e 6.2 eventi per 1.000 anni-persona, rispettivamente ( HR=1.38, P minore di 0.001 ).

In conclusione, l’uso di Aspirina a basso dosaggio come strategia di prevenzione primaria negli anziani ha comportato un rischio significativamente maggiore di emorragia maggiore e non ha determinato un rischio significativamente più basso di malattia cardiovascolare rispetto al placebo. ( Xagena2018 )

McNeil JJ et al, N Engl J Med 2018; 379: 1509-1518

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