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Aggiornamenti in aritmologia
Associazione Silvia Procopio

Acidi grassi Omega-3 associati a minor rischio di aritmie


Gli anziani con più alti livelli ematici di acidi grassi Omega-3 hanno un 30% in meno di probabilità di sviluppare aritmie, rispetto ai coetanei con più bassi livelli ematici di Omega-3.

Secondo alcune stime, fino al 9% dei statunitensi svilupperà fibrillazione atriale al momento di raggiungere gli 80 anni.
La fibrillazione striale è associata a ictus e a scompenso cardiaco.

Alcuni studi precedenti hanno indicato che le persone che mangiano molto pesce presentano un rischio minore di sviluppare fibrillazione atriale, ma altri studi non hanno trovato lo stesso collegamento.

Gli Acidi grassi Omega-3 sono l’Acido Eicosapentaenoico ( EPA ), l’Acido Docosapentaenoico ( DPA ) e l’Acido Docosaesaenoico ( DHA ).
Si trovano nel pesce grasso e in alcuni alimenti arricchiti, come uova, così come negli integratori di olio di pesce.

Gli studi precedenti si sono basati su questionari sulla quantità di pesce mangiato, che potevano solo stimare la quantità di Omega-3 ingeriti. Ogni specie ittica può variare il suo contenuto di Omega-3 di dieci volte.

Per ottenere una misurazione più accurata di quanti Acidi grassi di pesce le persone nello studio hanno effettivamente ingerito, sono stati raccolti campioni di sangue da più di 3.300 adulti di età superiore ai 65 anni.

Nel corso dei successivi 14 anni, è stata monitorata la salute dei partecipanti e si è scoperto che 789 di loro hanno sviluppato fibrillazione atriale.

I soggetti con i livelli plasmatici di Omega-3 nel quartile più alto all'inizio dello studio hanno mostrato circa il 30% in meno di probabilità di sviluppare aritmia rispetto a quelli con livelli nel sangue nel quartile più basso.

Si tratta di una riduzione significativa del rischio; una riduzione del 30% del rischio significa che solo 17 soggetti su 100 andranno a sviluppare la fibrillazione atriale, anziché 25 persone su 100.

Dei tre Acidi grassi Omega-3, alti livelli di DHA sono risultati legati a un rischio del 23% più basso di fibrillazione atriale, mentre EPA e DPA non sono risultati correlati ad alcuna riduzione del rischio.

Lo studio non prova che il mangiare pesce riduca il tasso di fibrillazione atriale, ma ipotizza che gli Acidi grassi presenti nel pesce possano stabilizzare l'eccitabilità delle cellule miocardiache. ( Xagena2012 )

Fonte: Circulation, 2012


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