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52 convegno cardiologia milano
Associazione Silvia Procopio

Attività fisica e mortalità nei pazienti con malattia coronarica stabile


Le raccomandazioni sull'attività fisica nei pazienti con malattia coronarica ( CHD ) stabile si basano su prove modeste.
È stata analizzata l'associazione tra esercizio fisico auto-riportato e mortalità nei pazienti con coronaropatia stabile.

In totale 15.486 pazienti provenienti da 39 Paesi con malattia coronarica stabile che hanno partecipato allo studio STABILITY ( Stabilization of Atherosclerotic Plaque by Initiation of Darapladib Therapy ) hanno risposto alle domande al basale sulle ore trascorse ogni settimana facendo esercizio lieve, moderato e intenso.
Sono state valutate le associazioni tra volume dell'esercizio fisico in equivalenti metabolici di ore / settimana e gli esiti avversi durante un follow-up mediano di 3.7 anni.

Una diminuzione graduale della mortalità si è verificata con un aumento dell'attività fisica abituale, più marcata a livelli più bassi rispetto a livelli più elevati di esercizio.

Raddoppiare il volume di esercizio è stato associato a più bassa mortalità per qualsiasi causa ( hazard ratio, HR non-aggiustato=0.82; HR aggiustato per le covariate: 0.90 ).

Queste associazioni sono risultate simili per la mortalità cardiovascolare ( HR non-aggiustato: 0.83; HR aggiustato: 0.92 ), ma l'infarto miocardico e l'ictus non sono stati associati al volume di esercizio dopo aggiustamento per le covariate.

L'associazione tra diminuzione della mortalità e maggiore attività fisica è stata più forte nel sottogruppo di pazienti a più alto rischio stimato dal punteggio di rischio ABC-CHD ( età, biomarcatori, cardiopatia ischemica-coronarica ) ( P per interazione=0.0007 ).

In conclusione, nei pazienti con malattia coronarica stabile, una maggiore attività fisica è stata associata a una mortalità più bassa.
I maggiori benefici si sono verificati nei gruppi di pazienti sedentari e quelli con il più alto rischio di mortalità. ( Xagena2017 )

Stewart RAH et al, J Am Coll Cardiol 2017; 70: 1689-1700

Cardio2017



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